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White rose movement

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 WHITE ROSE MOVEMENT

Kick

(Independiente, 2006)

Ho spaccato un ginocchio, mi annoio e leggo un libro. Ascolto musica, affetto salame, la noia si evolve e mi parcheggia i neuroni intorpiditi davanti alla televisione. E proprio qui davanti confermo ciò che avevo scoperto ascoltando, e cioè che a volte ritornano. Scompaiono, magari una ventina d’anni, ma poi tornano. Tipo Den Harrow. Tipo Sergio Vastano. Tipo questa sorta di new wave, old wave cupo-ballerina, zampillo residuo di quella fenomenale inclassificabile ondata, nel nome la Germania anti-nazista, ma anglosassoni puri, mid-east, Norfolk precisamente. Ian Curtis, David Sylvian e Simon LeBon sono cugini, magari di secondo, terzo e quarto grado, perché con i rifermenti obbligati, suona tutto molto eighties, grancassa, basso corposo e synt in ogni dove. Non entusiasma ma almeno scuote in posture scattose, su tutti Love Is A Number, la duraniana Test Card Girl, l’hide track nei tredici minuti di Cruella. Piroettateveli pure il 16 novembre al Circolo degli Artisti. Io per ovvi motivi non ci sarò, vi aspetto qui. Con Den e Sergio.



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