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IL LACUS CURTIUS

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Origini della misteriosa zona nel Foro Romano

Tra le leggende legate a Roma, cÂ’è quella secondo cui nel 362 a.C., improvvisamente
 

Imagesi aprì una gigantesca voragine, proprio al centro del Foro Romano, che inghiottì uomini e cose. Gli àuguri, cioè i sacerdoti che predicevano il futuro secondo il volo degli uccelli, dissero che la voragine non si sarebbe richiusa fino a quando non vi fosse stato gettato nel suo interno ciò che i romani avevano di più prezioso.

Mentre le autorità pensavano a una colossale colletta, il giovane e coraggioso patrizio Marzo Curzio affermò che ciò che i romani avevano di più prezioso era il coraggio dei loro guerrieri e, armatosi, balzò sul suo cavallo e si lanciò allÂ’interno della voragine con urla di guerra. La voragine si richiuse subito dopo. Per maggior sicurezza, lÂ’area fu ricoperta da una piattaforma di lastre di tufo ed in omaggio allÂ’eroe, il luogo sarebbe stato chiamato Lacus Curtius.
Secondo una variazione di questa storia a cadere nella voragine sarebbe stato il capo dei Sabini Mezio Curzio insieme al suo cavallo, inseguito da Romolo che voleva vendicare la morte del romano Osto Ostilio, ucciso dal sovrano. Secondo unÂ’altra versione un fulmine avrebbe colpito un punto del terreno presso lÂ’attuale Foro Romano aprendo una voragine, che il console Gaio Curzio avrebbe fatto recingere. Il nome del posto deriverebbe quindi dal console.

La leggenda di Marzo Curzio nella tradizione romana fu associata ad unÂ’altra sparizione, altrettanto misteriosa ed accaduta nel 1601, di una donna che passeggiava con una bambina presso lÂ’arco di Giano, che si trova in via del Velabro. Sembra che ad entrambe improvvisamente sia mancato il suolo da sotto i piedi e che siano finite in un buco. Nonostante le ricerche delle due non si trovò più traccia.


Massimiliano Liverotti






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