Apollonio, personaggio semileggendario con fama di mago, filosofo pitagorico e taumaturgo della Roma del I sec. d.C., nacque a Tiana in Cappadocia (nel centro dell’attuale Turchia).
Misteri di Roma
Apollonio di Tiana. Il mago che si beffo' di Domiziano
Apollonio, personaggio semileggendario con fama di mago, filosofo pitagorico e taumaturgo della Roma del I sec. d.C., nacque a Tiana in Cappadocia (nel centro dell’attuale Turchia).
Giornate fortunate e sfortunate a Roma Antica
Si dice “giornata nera” alludendo ad una giornata particolarmente sfortunata, dopo che questa è trascorsa. Tale modo di dire risale ai tempi dell’antica Roma in cui si pensava vi fosse appunto un giorno particolarmente sfortunato al mese in cui era vietato intraprendere qualunque attività sia lavorativa che privata. Tale giornata cadeva in genere dopo le idi che erano il tredicesimo o il quindicesimo giorno del mese, dopo le none ( che erano invece il quinto o il settimo giorno ) o dopo le calende ( ossia il primo del mese ). Tra le giornate nere vi era il 18 luglio perché in quella data del 387 a.C. Roma aveva subito una pesante sconfitta da parte dei Galli. La giornata nera era contrassegnata da una pietra nera sul calendario al contrario dei giorni particolarmente fortunati che erano segnalati con una pietra bianca e che hanno dato origine al modo di dire albo signanda lapillo che significa “giorno da segnare con una pietra bianca”. Da qui forse deriverebbe il proverbio romanesco cosa da facce un segno cor carbone bianco che sta ad indicare un evento insolito e felice.Le sibille, profetesse del dio Apollo. Curiosità e leggende
Le sibille erano, nella mitologia greca e romana, delle profetesse vergini ispirate dal dio Apollo. Predicevano il futuro attraverso gli oracoli formulando responsi, in forma breve e ambigua, che lasciavano spesso adito a svariate interpretazioni.
Riti antichi e misteriosi nella zona di Piazza dell'Oro
Anticamente nella zona dove oggi sorge piazza dell’Oro esisteva un’enorme grotta da cui uscivano strani vapori. All’ingresso si diceva che ci fosse una scala che portava direttamente nelle viscere dell’inferno. Secondo una leggenda in questa caverna venivano celebrati particolari riti infernali. La prima di queste strane cerimonie sarebbe stata celebrata intorno al 590 a.C. poi furono sospese e riprese ogni cento anni a partire dal 17 d.C. Durante il rito, alcuni sacerdoti vestiti di nero avrebbero sacrificato animali agli dei per tre giorni e tre notti di seguito. La cerimonia si sarebbe conclusa con un coro di ventisette fanciulle e altrettanti fanciulli che avrebbero intonato un canto dal titolo Carmen saeculare, composto da Orazio. Tale canto, essendo considerata una preghiera perfetta e la celebrazione di Augusto divenne ufficialmente l’Inno a Roma e nel 17 a.C. 3 giugno furono cantati sul Palatino e sul Campidoglio da un coro di giovani fanciulle durante i Ludi saeculares, voluti dall'imperatore Augusto. Nel 1919 il carme fu musicato da Puccini.
Cardea, la cacciatrice di vampiri di Roma antica (parte III)
Ovidio racconta, nei Fasti, un episodio che riguarda Cardea, la cacciatrice di vampiri di Roma antica.
Ad Albalonga, Proca, futuro re e nonno di Romolo, al suo quinto giorno di vita, sembrò essere vittima di una grave malattia. In realtà le striges o strix, mostruosi uccelli, durante la notte entravano di nascosto nella casa in cui si trovava il bambino e gli succhiavano il sangue, cercando di divorarne le viscere.
La nutrice si allarmò vedendo i tagli sulle guance del piccolo e andò a chiedere consiglio agli indovini e agli aruspici ma nessuno riuscì a capire di che cosa si trattava. La famiglia reale, disperata, inviò un messaggero a supplicare la dea Cardea di salvare il bambino.
La divinità acconsentì e giunse ad Albalonga. Dopo avere esaminato Proca capì che le responsabili del suo stato erano le striges. A questo punto Cardea corse ai ripari compiendo il suo particolare rito di protezione. Collocò un rametto di biancospino sul davanzale di una finestra, con un’altra pianta magica, il corbezzolo, toccò tre volte la porta e per tre volte tracciò strani segni mentre aspergeva l’uscio con l’acqua. Si fece poi portare un giovane maiale che sacrificò alle divinità e da cui estrasse le viscere invitando i presenti a non guardarle. Le sistemò davanti alla porta della stanza del bambino pregando il cielo che i mostruosi uccelli si accontentassero di esse e risparmiassero il piccolo.
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