Monti ha dato il via a tutta una serie di liberalizzazioni che dovrebbero consentire al nostro ordinamento di svecchiarsi e di allinearsi finalmente al resto dell'Europa.
I pubblicisti, oggi, sono preoccupati. Io stessa sono preoccupata. E sono preoccupati tutti coloro i quali questo lavoro lo fanno bene, e le centinaia di giovani che vorrebbero realizzare l'ambizione di scrivere e che, se non ci sarà un'adeguata regolamentazione, rischiano di rimanerne fuori senza le giuste conoscenze e/o condizioni economiche. È giusto evolvere, e ci sono molte cose che nel nostro paese andrebbero cambiate, modernizzate. Ma dare colpi di mannaia senza una tutela per chi da anni persegue un percorso professionale concreto non mi pare giusto. Spero davvero che non sarà così e che presto ci siano dei segnali in tal senso.
E a chi è fautore di abolizioni tout court, solo perché tutti devono poter esercitare la professione che vogliono, vorrei dire che non si diventa medici, ingegneri, avvocati e giornalisti senza aver sudato sui libri, negli uffici, di fronte a un computer. Bisogna lavorare, formarsi e acquisire le competenze per poterlo fare. Non è una questione di ordini professionali, è buon senso, oltre che rispetto per chi si è dedicato a perseguire un obiettivo. Fatelo anche voi, se volete. Io, nel mentre, confido nell'avvento di un utopistico rinnovamento che metta finalmente d'accordo tutti.
Serena Savelli

















