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Manifestazione Indignati 3/3 - Sicurezza e partecipazione: il binomio diventa dualismo?

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Fabio Grilli sul significato della partecipazione a questa manifestazione, in questo Paese e in questo momento storico. La storia suggerisce che l'ordine dei cortei si costruisce prima di tutto dall'interno


Ho ricevuto qualche telefonata, prima della manifestazione. Amici e parenti, ansiosi per le sorti di un corteo cui avrebbero voluto partecipare, ma di cui avevano sentito parlare con malcelata preoccupazione, continuavano a domandare “sarà il caso di andarci? Ci saranno degli scontri?". Un timore generalizzato, un refrain diffussissimo, un indicatore importante. Cui non si è dato sufficiente ascolto. Eppure la storia, l’esperienza di precedenti analoghe manifestazioni, doveva fornire indicazioni adeguate. Ma non si è volute coglierle.

“La mancanza di un servizio d’ordine -  ripetevo a chi me lo domandava - non garantisce alcuna forma di sicurezza. Siamo tutti molto indignati, ma tu, se vuoi il mio consiglio, non venire”. Mi ero sorpreso, ascoltandomi. Ho sempre incoraggiato la partecipazione. Il fatto stesso di scrivere, per me, nasce dalla necessità di comunicare. E l’informazione, è un’arma potentissima che attraversa il sistema delle deleghe, per arrivare al cuore del problema. Sei tu, con le informazioni necessarie, che puoi scegliere. Dunque si parte da questo. Primo: non delegare. Secondo: essere presenti. E si prosegue con un paradosso. “Meglio non partecipare”, almeno stavolta.

Eppure la scelta di non organizzare un servizio d’ordine, nasce da ragioni di profonda democraticità. Significa evitare forme di controllo partitiche, sindacali. Annullare la possibilità di mettere cappelli ideologici. Vuol dire responsabilizzare il partecipante verso le proprie azioni, sapendo che hanno delle ricadute sociali.
Ma nasce, appunto, un paradosso, quasi hobbesiano. E’ la società e le sue forme d’organizzazione, che corrompono l’uomo? Oppure è vero il contrario? Un servizio d’ordine responsabilizza o destabilizza? Deresponsabilizza? Tanti interrogativi, anche legittimi, ma che alla lunga, e soprattutto alla luce di quanto avvenuto, divengono sterili sofismi.

La storia poteva fornire un’indacazione. Il movimento no global (o new global, secondo alcuni sociologi) aveva vissuto e superato questa “impasse”, prima di avvilupparsi in mille rivoli sapientemente cavalcati da partiti e sindacati. Senza servizio d’ordine organizzato, si approdava a Genova. Ed a piazza Alimonda. Con il servizio d’orndine, invece, si arrivava alla Fortezza da Basso ed all’European Social Forum di Firenze, il più più vivo, partecipato e stimolante che si ricordi. Più di due milioni di persone in marcia per il capoluogo toscano. Nessun danno registrato.

Poi c’è un’altra questione. Ed è relativa all’informazione che, alcune frange violente, non vogliono si attivi. Le immagini di reflex fracassate, di obiettivi divelti, di colleghi insultati e malmenati, cominciano a ingolfare l’etere. Forse le notano soltanto gli addetti ai lavori. Ma sono un segnale inequivocabile di una rivolta disperata, cieca e senza sbocchi, che non vuole neppure mostrarsi. Nemmeno sotto un casco o dietro un maschera antigas.
Vuole esistere solo nella disperazione di quanti, accorsi con intenzioni pacifiche, non riescono a spiegarsi perché sia accaduto. Oppure nella soddisfazione di chi, al governo come all’opposizione, non perde occasione per chiedere l’approvazione di  leggi speciali che, in quanto tali, sono strordinariamente fuori dal tracciato democratico.
Ed è paradossale perché, il problema della presenza o meno d’un servizio d’ordine, nasce proprio da questioni irrisolte che attengono alla partecipazione alla cosa comune. Un fattore da non sottovalutare, la prossima volta.
Adesso, però, torniamo a parlare dei contenuti. Perché nessuno, qui, ha smesso di indignarsi.

Fabio Grilli


La photogallery della manifestazione




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