BINARIO 21: DOVE PARTE L'INFORMAZIONE
diTana De Zulueta

Tralasciando l’offerta satellitare, il mondo televisivo-analogico ad oggi è uno dei pochi sistemi economici in cui la domanda ha dovuto inevitabilmente adeguarsi all’offerta. La mancanza di pluralismo televisivo, creduto superato con l’avvento del digitale terrestre ma che non è altro che una tecnologia già defunta di fronte al completo ed economico sviluppo di internet, è un problema che non è possibile sottovalutare. Un bouquet di sette canali, di cui ben sei controllati da solo due (?) consigli di amministrazione, è da considerarsi un’insolenza alla libertà d’informazione che nessun paese delle nostre stesse possibilità rispetterebbe. In altri contesti le persone scenderebbero in piazza per rivendicare il proprio diritto ad essere informati ma sembra che in Italia i tempi delle rivolte popolari siano finiti da un pezzo e i cittadini siano diventati abilissimi nell’accontentarsi senza pretendere piccoli cambiamenti. In risposta a queste abitudini alcuni compaesani hanno gettato la maschera è iniziato una piccola rivoluzione fatta non di caschi e bottiglie ma di proposte è consensi. La democrazia fortunatamente si fonda su principi giusti ed universali per cui se molte persone condividono una stessa idea possono unirsi ed insieme proporre al Parlamento italiano delle leggi d’interesse nazionale. Lo strumento in caso è una “proposta di legge ad iniziativa popolare” e in particolare si chiede semplicemente che il sistema televisivo italiano venga modificato quel tanto che basta per essere considerato alla stregua dei vicini paesi europei. Una su tutte è la necessità che la televisione pubblica non sia decisa solamente da rappresentanti dei partiti politici, perché abbiamo sperimentato che ciò crea un sistema estremamente viziato, ma la struttura sia controllata da una rappresentanza della società civile nonché persone che la televisione la sappiano fare. È vero che per ogni abitante davanti il televisore ce ne sono quattro che sono in giro, dormono o leggono, ma non è sufficiente per dire che la televisione non sia uno strumento d’importante influenza sociale, talmente rilevante che gli stati liberi hanno immediatamente applicato le stesse regole della democrazia al tubo catodico mentre per le dittature appropriarsene rappresenta una delle priorità imprescindibili. La proposta di legge non pretende l’accordo completo di tutti ma un supporto per scatenare un cambiamento, di seguito proponiamo l’intervento della Senatrice Tana de Zulueta che molto sta lavorando per diffondere l’iniziativa. Tutte le informazioni per conoscere il testo di legge, le motivazioni scatenanti e la maniera per supportarla sono disponibile sul sito www.perunaltratv.it.
Marco Manieri
PER UN'ALTRA TV
di Tana de Zulueta
Quella di “Un’altra tv” è una proposta lanciata per ripristinare il diritto costituzionalmente garantito di ognuno di noi a essere informato in modo libero, plurale e obiettivo, sottraendo il servizio pubblico all'ingerenza dei partiti politici.
Nata dal lavoro di un gruppo di giornalisti e giuristi, la proposta di legge d’iniziativa popolare risponde all'appello lanciato da Sabina Guzzanti dopo l'uscita del suo film Viva Zapatero, che chiedeva al futuro governo una legge per dare agli italiani una televisione che risponda alle esigenze democratiche del paese. Come? Concentrando le funzioni di indirizzo politico sull'intero sistema delle comunicazioni in un organismo, il Consiglio per le comunicazioni audiovisive, che sia espressione diretta della collettività e allontanando i partiti politici dalla gestione diretta della RAI. Il Consiglio, che è composto da 21 consiglieri in rappresentanza della società civile (11), del Parlamento (7), di Regioni, Comuni e Province (3), nomina i cinque componenti del Cda della RAI con funzioni esclusivamente gestionali, sulla base di criteri di professionalità e indipendenza.
Dopo il lancio della raccolta delle firme al teatro Ambra Jovinelli, alla presenza di Sabina e Corrado Guzzanti, Moni Ovadia, Daniele Luttazzi, Paolo Hendel, Fiorella Mannoia e tanti altri, la proposta continua a ricevere il sostegno di giornalisti, personaggi della cultura e dello spettacolo, intellettuali: da Enzo Biagi a Dario Fo, da Lidia Ravera a Marco Travaglio, da Sergio Castellito a Massimo Ghini, da Antonio Tabucchi a Ferzan Ozpetek.
L'elenco delle adesioni è disponibile sul sito www.perunaltratv.it, insieme ad un kit e tutte le informazioni utili alla raccolta delle firme. E' stato costituito un comitato promotore, con sede a Roma, a via del Gesù 56. Molti i comitati locali costituiti per raccogliere le 50.000 firme necessarie per depositare, entro sei mesi, questa proposta di legge. Ma si spera che le firme siano molte di più, per assicurarci che il futuro Parlamento (nel quale noi speriamo che i Verdi siederanno numerosi in una nuova maggioranza di centrosinistra) ponga questa tra le prime riforme da mettere in agenda.
Tutte le proposte sono perfettibili, e questa sicuramente non fa eccezione. Quello che non è in dubbio, dopo un così straordinario inizio, è la nascita di un movimento sociale e culturale, primo ancora che politico. Non resta che impegnarsi, concretamente, perché quella lanciata con “Un’altra tv” sia una sfida vinta, a suon di firme
di Tana de Zulueta
Quella di “Un’altra tv” è una proposta lanciata per ripristinare il diritto costituzionalmente garantito di ognuno di noi a essere informato in modo libero, plurale e obiettivo, sottraendo il servizio pubblico all'ingerenza dei partiti politici.
Nata dal lavoro di un gruppo di giornalisti e giuristi, la proposta di legge d’iniziativa popolare risponde all'appello lanciato da Sabina Guzzanti dopo l'uscita del suo film Viva Zapatero, che chiedeva al futuro governo una legge per dare agli italiani una televisione che risponda alle esigenze democratiche del paese. Come? Concentrando le funzioni di indirizzo politico sull'intero sistema delle comunicazioni in un organismo, il Consiglio per le comunicazioni audiovisive, che sia espressione diretta della collettività e allontanando i partiti politici dalla gestione diretta della RAI. Il Consiglio, che è composto da 21 consiglieri in rappresentanza della società civile (11), del Parlamento (7), di Regioni, Comuni e Province (3), nomina i cinque componenti del Cda della RAI con funzioni esclusivamente gestionali, sulla base di criteri di professionalità e indipendenza.
Dopo il lancio della raccolta delle firme al teatro Ambra Jovinelli, alla presenza di Sabina e Corrado Guzzanti, Moni Ovadia, Daniele Luttazzi, Paolo Hendel, Fiorella Mannoia e tanti altri, la proposta continua a ricevere il sostegno di giornalisti, personaggi della cultura e dello spettacolo, intellettuali: da Enzo Biagi a Dario Fo, da Lidia Ravera a Marco Travaglio, da Sergio Castellito a Massimo Ghini, da Antonio Tabucchi a Ferzan Ozpetek.
L'elenco delle adesioni è disponibile sul sito www.perunaltratv.it, insieme ad un kit e tutte le informazioni utili alla raccolta delle firme. E' stato costituito un comitato promotore, con sede a Roma, a via del Gesù 56. Molti i comitati locali costituiti per raccogliere le 50.000 firme necessarie per depositare, entro sei mesi, questa proposta di legge. Ma si spera che le firme siano molte di più, per assicurarci che il futuro Parlamento (nel quale noi speriamo che i Verdi siederanno numerosi in una nuova maggioranza di centrosinistra) ponga questa tra le prime riforme da mettere in agenda.
Tutte le proposte sono perfettibili, e questa sicuramente non fa eccezione. Quello che non è in dubbio, dopo un così straordinario inizio, è la nascita di un movimento sociale e culturale, primo ancora che politico. Non resta che impegnarsi, concretamente, perché quella lanciata con “Un’altra tv” sia una sfida vinta, a suon di firme

















