
“Perle” si snoda sulle emozioni, sull' alienazione del quotidiano che mina dall'interno. L'idea nasce dalla lotta dell’uomo,
Anche l’atto stesso del consumo ha un suo tempo. Perle lo riassume in pochi minuti: diventa difficile digerire. Siamo davanti a una tela neutra animata da meccanismi e corpi umani; la giustifica la circolarità di un ingranaggio troppo familiare, nel quale calzare un paio di decolletè è come premere un tasto d’accensione. Il processo ha inizio. L’immaginario prende forma dalla deformazione del gesto abituale, si evidenzia e si rigenera per la necessità della sua regola; irreversibile come una ruota dentata alla quale anche il pensiero si deve piegare. Ma ne parleremo meglio con le autrici. Complimenti ragazze. Confesso che il vostro lavoro mi lascia negli occhi un senso di soddisfazione e soggezione. Proprio da questa indefinitezza vorrei che la nostra chiacchierata cominci in un punto casuale, come ogni inizio, senza svelare troppo. Ho ammirato l’ineffabilità dell’assemblaggio, tra le vostre figure e gli oggetti, sottratto al criterio della metafora. Ogni immagine sembrava prendere corpo per svincolarsi dalle catene delle interpretazioni, forse dell’interpretazione. Vi ho osservato mentre avevate tra le labbra una collana di perle scure; una alla volta, la loro rotondità che scorre tra i denti, a tratti solletica il palato molle, lo attrae e lo repelle, in un tiro alla fune che tende le fasce muscolari attorno alle labbra. Sto dicendo che è interessante percepire quanto questa immagine si ribelli a qualsiasi volontà di significato manifestandosi in un puro groppo alla gola.
Mi dicevate che è il vostro primo esperimento di video arte. Cosa vi ha spinto verso questa diversa forma espressiva? e quali libertà e costrizioni porta con sé?
M. Un’insieme di varie esperienze, nell’universo creativo, ci hanno obbligato ad una continua ricerca sul linguaggio espressivo nelle sue più svariate sfaccettature. La video arte è arrivata come una naturale necessità emotiva.
Quale forma di sceneggiatura richiede un lavoro del genere?
F. Non c'è stata sceneggiatura; dall’inizio alla fine del lavoro ci siamo servite esclusivamente dell’intuizione, in uno scambio attivo, con lo scopo di creare un "alfabeto-emotivo-visivo". Anche per questo c'è stata la decisione di riprenderci e non usare attori ai quali sarebbe stato troppo difficile spiegare ciò che avevamo visualizzato.
L’accumularsi dei gesti sembra alludere ai preparativi dopo la sveglia. Anche la prima colazione è nell’era della sua riproducibilità tecnica?
M. L'idea è quella dei gesti quotidiani che ha, solo casualmente, i ritmi di una giornata tipo.
Quanto, a vostro parere, la passività della ricezione sia del tutto ingenua, ovvero, in che modo la volontà di una stretta allo stomaco è sia parte costituiva che strumento di salvaguardia di questa forma di consumo?
M. Diciamo che la passività del gesto c'è; al tempo stesso la ripetitività, frutto dell'alienazione, crea una progettualità, (immagina una persona depressa, al punto che il suo "stare e ragionare" diviene per certi versi estremamente lucido, fino a progettare in ogni dettaglio il suo suicidio). Vittime e carnefici, consapevoli e non. Nel video non c’è l’intenzione di fornire una soluzione o un parere. Semplicemente raccontare uno stato emotivo attraverso l'immagine pura.
E l’immagine che, a posteriori, vi sembra più riuscita?
F. Nessuna in particolare. Ci sono dei giochi. Le inquadrature dall'alto che si intrecciano, o vengono montate in verticale, prendono uno strano sapore. La gola con la scala mobile è certamente quella alla quale siamo più legate.
Un’ultima domanda che non riesco a trattenere. Che sapore hanno le perle?
M.F. Non hanno un gran sapore. Sono fredde e pesanti, hanno un effetto che porta a chiedersi se sia successo o meno... forse il sapore dell'impasto della saliva... della paura di rimanere soffocate... del non potersene staccare. Ci sono stati dei momenti, durante le riprese, in cui potevamo lottare all'infinito indipendentemente da ciò ci circondava.
Grazie.
Ivan Selloni
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