Delhi - L’India soffre di una malattia bianca difficile da gestire. E’ stato stimato che ogni anno nel paese oltre 100.000 persone si tolgono la vita. Un suicida ogni 8 minuti, 160 ogni giorno, dei quali 1 su 3 è un ragazzo tra i 15 e i 25 anni.
Il suicidio attualmente è registrato come la prima causa di morte tra i teenager indiani, dopo l’HIV e le morti violente, con un tasso dieci volte superiore alla media internazionale. Un dato nuovo e tragico per un paese che non molto tempo fa era il fulcro della felicità mondiale, l’esempio a cui tendevano le spiritualità corrotte degli stati occidentali. Esperti ed improvvisati psicologi riempiono pagine di giornali per contrastare il dramma. Consigli banali e letture superficiali accrescono il senso di colpa e di responsabilità dei genitori che null’altro possono fare che educare i propri figli alla maniera in cui a loro volta sono stati educati. L’untore misterioso, secondo le riviste, è lo stress che i ragazzi non riescono a gestire: l’ansia da prestazione si presenta ad ogni esame importante ed il mancato confronto con le figure genitoriali lascia sprofondare il ragazzo nella solitudine dell’atto estremo. Il contrasto tra i modelli di successo che si sono affermati negli ultimi anni e la qualità media della vita Indiana causa scompensi cognitivi nei giovani, spinti alla ricerca dell’affermazione nella vita sociale attraverso modelli capitalistici importati dagli stati occidentali.
Nelle vecchie generazioni i nuovi obiettivi consumistici non si sostituiscono all’antica spiritualità , ma il divario culturale con la nuova peggio gioventù Indiana si esaurisce inevitabilmente in uno scontro per i diritti naturali che entrambi rivendicano. Il lavoro in India da sempre significa qualcosa in più che un semplice mezzo di sostentamento. Il lavoro indicava la casta di appartenenza e la casta indicava il grado di potere che si aveva in società . Un impiego del giusto livello non solo era auspicato ma era un diritto imprescindibile dell’organizzazione civile Indiana. Non lavorare era un privilegio riservato alle caste più alte, mentre i restanti ereditavano senza troppe domande ciò che per loro era stato destinato. Ora, grazie anche ad una più elevata istruzione, i ragazzi non si accontentano di raccogliere ciò che la famiglia aveva destinato loro e pretendono sempre più lavori di ufficio, aria condizionata, preferibilmente in città . Sopravvivere è divenuto un problema secondario. Sopravvivere bene è il nuovo obiettivo comune. Allora la riuscita ad un esame può diventare un pensiero insostenibile per un ragazzo di 15 anni con la consapevolezza che il voto che gli sarà attribuito lo accompagnerà o meno verso il successo come il marchio di una nuova casta. In un paese in cui vivono oltre un miliardo di persone è facile immaginare come la concorrenza in ogni campo sia crudele e spietata. Al primo insuccesso probabilmente le porte potrebbero chiudersi, venendo calpestati senza dignità dalla lunga fila di persone in lotta per il successo.
La più grande democrazia del mondo, per popolazione non in senso lato, deve ora affrontare le nuove problematiche che il progresso porta con se se vuole affermarsi, insieme con la Cina, quale terza via dopo il comunismo e il modello occidentale. L’India odierna ha in sè il seme per rappresentare la nuova potenza nell’asse mondiale e lo sviluppo dell’ingegneria informatica sta trasformando il paese in leader del settore. Viene però da pensare che se Bangalore ne rappresenta il grado massimo, tanto da venire incoronata la “Silicon Valley” d’Asia, forse sarà necessario tarare nuovamente lo strumento, perché lo sviluppo nell’Information Technology non sembra trainare con se un parallelo sviluppo urbanistico ed un conseguente miglioramento della qualità della vita. In India la convinzione che tutto scorra verso un destino predestinato è tangibile in ogni livello sociale, anche tra i rappresentanti dello stato regnante, incapaci di muovere con forza i fili della difficile marionetta indiana. Per questo città come Bangalore al momento sono rassegnate a non poter sfruttare il proprio potenziale intellettivo data l’assoluta mancanza di gratificazioni a livello urbano e sociale. Non c’è da stupirsi allora che nel triste primato dei sucidi la zona di Bangalore e del Kerala ne rappresenti il punto più alto. Le possibilità di emergere sono molte ma purtroppo quelle di sprofondare sono anche maggiori.
Marco Manieri

















